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Recensione: The Father of Serpents - Age of Damnation

I “The Father of Serpents” sono un gruppo deathdoom metal proveniente dalla Serbia e nato nel 2014 in una delle più belle città dell’Est europeo, ossia Belgrado (la città bianca, non bella, Ndr). Il loro sound è caratterizzato da un insieme di elementi funerei ma leggeri, melodici ma grezzi. Nonostante sia il loro primo album, esso è comunque denotato da un’impronta molto elaborata in quanto i membri che fanno parte della band hanno già avuto delle precedenti esperienze in altri gruppi musicali. La peculiarità in questo gruppo è data dalla presenza di un violinista, Pavle Sovilj, il quale fa anche da voce in background durante gli intermezzi della voce portante, ovvero quella di Timur Iskandarov.

Il suono ed il ritmo dati dalla fusione degli strumenti rendono l’ascolto dell’intero album molto interessante, dove si possono percepire momenti di caos alternati a momenti di apparente tranquillità. Un ascolto travolgente, piacevole e assai nitido. Infatti, il tutto appare molto nitido e s…

Recensione: Humanity Zero - Withered in Isolation

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Gli Humanity Zero sono un gruppo deathdoom metal proveniente dalla Grecia. La loro discografia è composta da 8 album in studio, nessuna Demo, nessuno split e nessuna compilation in quasi 15 anni di carriera della band. Le loro canzoni fanno riferimento essenzialmente a quattro tematiche, ossia il nichilismo, la misantropia, l’odio e la morte. Il loro sound è caratterizzato da elementi graffianti, grezzi ma melodici allo stesso tempo che si discostano dal death nudo e crudo. In questa recensione andremo ad analizzare il loro ultimo lavoro, ossia “Withered in Isolation”, prodotto e rilasciato dall’etichetta Sathanas Records in data 27 giugno 2017.

Soffermiamoci ad osservare la copertina dell’album, la quale rappresenta una mummia con addosso un copricapo che pare velluto misto a sangue secco, avvolta nell’oscurità di una grotta o di una bara. Le braccia esili, calcificate dall’eterno riposo e raggrinzite dal tempo, sono unite a formare uno scudo dove le mani sono intente a tappare la b…

Recensione: Mouldered - Chronology of a Rotten Mind

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Sapete qual è la cosa più bella del Brutal Death? La durata. Dischi di solito suonati a 250 bpm sarebbero “pesanti” se di una durata media di 40-45 minuti. Ed ecco perché, la maggior parte delle band decide di rilasciare dischi da massimo 35 minuti, in cui però trovano spazio degli intermezzi e delle intro che non fanno altro che aumentare l’atmosfera marcia e il senso di pericolo provocato da questo particolare ramo del Metal. I colombiani Mouldered hanno preso questa “regola” e la hanno estremizzata, presentandoci un album dalla durata di appena 20 minuti.

Giunti al loro debutto con “Chronology of a Rotten Mind” dopo una demo autoprodotta nel 2016, la band ci presenta un Brutal Death di stampo classico, senza infamia e senza lode. Dopo una breve intro (un audio di una persona posseduta mentre viene esorcizzata), il disco parte con “I’m Legion” per proseguire poi sulla stessa scia per il resto dell’intera tracklist . Tracce come “Death” o “Prision” sono delle schiacciasassi, e ho …

Recensione: Salmo - Documentary

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Esperienze del genere ti rimangono impresse nella mente, nel corpo e nello spirito. You know, sono un assiduo ascoltatore di Metal, ma ogni tanto mi piace uscire da quella meraviglia e esplorare territori più easy. Salmo ormai lo ascolto da diversi anni, da quando uscì Death U.S.B.. Un rapper molto “metal” nella sua attitudine, sia a livello musicale che tematico. Dopo aver pubblicato “Midnite” per Tanta Roba Label, un disco che gli ha fatto guadagnare una fama spaventosa, Maurizio Pisciottu  annuncia una serie di live a supporto del disco. Ma non live comuni, con MC, Dj e spalla: un live nel verso senso della parola, con tanto di batteria, basso e chitarra suonati dal vivo. Per commemorare questo evento fa uscire quindi “Documentary”, un live album composto da 12 tracce registrate in diverse zone d’Italia più un inedito, e un DVD con making-of e interviste alla band e ai maggiori esponenti della scena italiana.

Il disco si apre con “Russel Crowe”, primo singolo dell’ultimo “Midnite

Recensione: Morbid Saint - Spectrum Of Death

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Siamo nel 1990, e mentre il Thrash sta entrando in crisi per l'avvento del Grunge, ecco che entrano in scena i Morbid Saint, gruppo statunitense formatosi nel 1986 a Sheboygan (Wisconsin), fautori di un thrash molto violento e sporco. Non rappresentavano tuttavia una novità, visto che nel 1988 vide la luce il loro primo demo "Lock Up Your Children", seguito due anni dopo, nel 1990, dal loro primo full lenght "Spectrum Of Death". Con le stesse tracce del demo, nello stesso identico ordine, entriamo in questo vortice di violenza, marciume e thrash sparato a mille, composto da otto pezzi, tra cui una strumentale di 40 secondi, dove Tony Paletti, Pat Lind, Jim Fergades, Jay Visser e Lee Reynolds non ci danno tregua per tutti i 32 minuti di esecuzione.

Veniamo ora alle tracce. Scegliere le migliori è davvero dura, ma si può citare la corta e velocissima ”Damien”, seguita da “Burned At The Stake”, la traccia più corta del disco (tolta la strumentale). Abbiamo poi “A…

Recensione: Lilyum - Altar of Fear

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Un Black Metal così puro, incontaminato, non si sentiva da parecchio tempo. Ora siamo abituati alle influenze, alle contaminazioni esterne. Abbiamo le orchestre, le sezioni ambient, addirittura le nuove leve del genere influenzano il black con componenti techno (vedi primi Semargl). La proposta dei Lilyum, “giovane” band giunta alla settima prova in studio, ci riporta negli anni ‘80 - inizi anni ’90, dove le prime band vomitavano il loro odio e la loro tristezza sugli strumenti o sul pubblico (anche se, su questi ultimi, venivano anche lanciate delle teste di maiale…).

Il disco si apre con “Alkahest”, traccia immediata e dall'atmosfera oscura e malvagia, mentre Lord Psycho ci porta in una dimensione buia e nera, dove nulla esiste più.  Il disco continua su questa scia anche nella seconda traccia, “To Dream Beneath Plains of White Ash” , canzone molto simile alla precedente, sia a livello tecnico che nelle atmosfere. La ripetitività viene leggermente interrotta nella terza tracci…

Recensione: Shinedown - Amaryllis

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Prima di iniziare a parlare di questo album, una domanda: cosa strac***o è un amarillis? Fino a 5 minuti fa non lo sapevo e dopo una brevissima ricerca su google, ecco che spunta un fiore logicamente rosso tipico delle zone calde. Sinceramente avrei dovuto aspettarmelo dato che in una loro canzone dicono “Amaryllis bloom”. Vabbè mistero risolto sull’origine del nome di questo album. Una certezza invece è il versante musicale e testuale proposto dai  4 americani nel loro quarto album. Non uno sgarro in undici canzoni e testi romantici che non sono diabetici, al contrario di qualche band spagnola di mia conoscenza. Cercherò di essere il più imparziale possibile ma giusto per farvi capire quanto amo questo disco vi dico semplicemente che per un’estate intera tra macchina ipod e pc ho ascoltato solo questo capolavoro. 

Il cd si apre con le note di Adrenaline,  con la voce di Brent Smith che ti carica i timpani come farebbero i difensori di una squadra di football americano. Testo semplice …