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Recensione: Devin Townsend - Terria

Per chiunque ascolti metal da qualche anno è impossibile non conoscere Devin Townsend, genio e sregolatezza del metal più avanguardistico nel panorama odierno. Artista poliedrico passato in piena scioltezza dall'hard rock con il maestro Steve Vai, a quel compianto progetto cyber/thrash/industrial che furono gli Strapping Young Lad, passando per una carriera solista cosparsa di dischi meritevoli, siano essi dischi metal, rock, ambient, country o chi più ne ha più ne metta. “Terria” rimane ad oggi, per chi scrive, il punto stilistico più alto raggiunto da Devin e uno dei dischi più completi e perfetti che ricordi, ma va detta una cosa. Terria è difficile, in perenne contrasto con se stesso. Un continuo sobbalzare di umori e rumori.

“Olives” apre tra rumori, suoni della natura e lo strimpellare quasi annoiato di chitarra su cui canticchia la voce del buon Devin, come a immergerci in un’ isoletta felice, finchè non decide di esplodere nel momento di massima rilassatezza. Un impatto …

Recensione: Amorphis - Under the Red Cloud

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Gli Amorphis costituiscono un’impronta fondamentale del metal scandinavo grazie al loro sound pulito ed a tratti malinconico. La band nacque inizialmente con l’intento di diventare un gruppo essenzialmente death ma, nel corso del tempo, cambiò il suo sound grezzo fino a sfociare in un contesto molto folkloreggiante e tenue (adottando, di conseguenza, elementi più malinconici per poter concretizzare il loro intento musicale). La band nacque agli inizi degli anni ’90 in una fredda capitale del Nord Europa circondata da foreste e laghi dalle acque cristalline, Helsinki, ed il loro primo lavoro risale al 1991, ossia una Demo intitolata “Disment of soul”. Ne susseguì un singolo e poi il primo album, The Karelian Isthmus, rilasciato nel 1992. Al giorno d’oggi il gruppo vanta ben dodici album, una ventina circa di singoli, alcuni split, video e compilation. In una carriera poco meno che trentennale hanno saputo produrre begli album e singoli che hanno fatto, e che stanno facendo gola al gio…

Recensione: Sonata Arctica - The Ninth Hour

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Parliamo di atti coraggiosi, o meglio di certi  cambiamenti stilistici che, se ben riusciti, possono risultare veramente avvincenti e aprire un nuovo percorso o, in caso contrario, un eterno disastro senza via di ritorno. I finlandesi Sonata Arctica, band veterana del power metal di stampo nord europeo, sta attuando  questo “atto coraggioso”, un’ evoluzione di stile e di sound, portando quelle sonorità veloci, cristalline e sognanti verso un sound più maturo e cadenzato, tant'è che proprio il poliedrico cantante Tony Kakko ha voluto specificare il “nuovo” genere della propria band: melodic metal. Ma andiamo con ordine.

L'album parte con due brani che  sono i due singoli promozionali, ovvero “Closer to an animal” e “Life”. Questi due brani, in mid-tempo, hanno il compito di far capire subito all'ascoltatore che si troverà di fronte ad un album molto maturo e per niente scontato, un album dove l'emotività la fa da padrone, come anche la successiva “Fairytale”, un brano …

Recensione: Celtic Frost - Monotheist

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Celtic Frost: una band Svizzera che ha dato tanto al metal e che non è mai stata ferma su un solo genere, ma anzi, che ha fatto da pioniera per ciò che è venuto dopo. Provenendo dagli HellHammer, i Celtic Frost furono fondati nel 1984 da Tom G. Warrior e Martin Eric Ain (deceduto il 21 Ottobre 2017 per un'insufficenza cardiaca), insieme a Isaac Darso, rispettivamente cantante/chitarrista, bassista e batterista. Dopo aver scritto capolavori come “To Mega Therion” e “Into The Pandemonium”, dopo altri due full-length si sciolsero nel 1993. Riunitisi nel 2001, dopo cinque anni diedero alla luce il loro ultimo lavoro. Siamo nel 2006, esattamente il 29 Maggio, data in cui viene rilasciato il loro sesto ed ultimo album: “Monotheist”: musicalmente è diverso dai precedenti, virando di più verso il gothic/doom, con influenze thrash e black.

La copertina è molto semplice, raffigura un ''mostro'' in bianco e nero, la cui immagine è divisa in due parti: nella parte sinistra la…

Recensione: En?gma - Indaco

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Il rap italiano, da un anno a questa parte, è sparito. O meglio, la sua qualità è del 30% rispetto quello che era. Tutti si sono dati alla trap, o al rap “bubble” (il rap leggero ed estremamente ballabile). Anche i big, quelli che hanno elevato il genere in Italia, hanno allegerito il loro sound e i loro testi, in favore di qualcosa di più mainstream e commerciale. Ma c’è stato uno, un rapper sardo, che ha deciso di fondere insieme in un disco tutto quello detto sopra. Dopo aver lasciato la Machete (per motivi ancora dubbi), il rapper ritorna in battaglia. Ed ecco che nel lettore parte “Indaco”, ultimo lavoro in studio di En?gma.

Il disco si apre con la titletrack, presentando un beat già abbastanza cupo e poetico. Marcello (questo il vero nome del rapper) si apre al microfono e agli ascoltatori, facendo una specie di resoconto di tutto quello che è successo, quello che sta succedendo e di quello che sicuramente succederà. “Rapa Nui” ci porta dritti in Messico, grazie ad un beat fatt…

Recensione: Accept - The Rise of Chaos

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Accept, la leggendaria band teutonica che con i suoi capolavori degli anni ‘80 mise le basi per Speed e Power Metal, grazie ai loro ritmi veloci, definiti e sopratutto all’ex leader Udo. Dopo un paio di assenze dalle scene il combo torna stabilemente nel 2009 con un nuovo cantante e nuovi lavori in studio veramente degni di nota. E noi andiamo proprio a parlare del loro ultimo disco “The Rise of Chaos”, uscito nell’Agosto di quest’anno.

Si comincia con l’apocalittico brano “Die By Sword”, una mazzata di Heavy Metal puro. Potente ed epica grazie soprattutto alle chitarre taglienti di Hoffman e Lulis. Segue “Hole in the Head”, meno diretta ma più pesante con un finale a sorpresa di doppia cassa. Con la titletrack si torna ai ritmi di “Dye By Sword”  ma con molta più cattiveria e pesantezza. Riff di una precisione fuori dal comune, giri di basso di un Peter Baltes ispirato al punto giusto e una prestazione vocale eccellente da parte di Mark Tornillo. “Koolaid”, il brano più melodico  de…

Recensione: Rhapsody of Fire - Legendary Years

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Sono passati svariati mesi dall’ultimo lavoro in studio dei nostri connazionali Rhapsody Of fire, infatti “Into The Legend” è stato un album che ha visto i nostri in gran forma compositiva dopo il passo falso fatto con il precedente “Dark Wings Of Steel”. C’era da riscattare una band che sembrava ormai rimasta con poche idee, infatti queste release sono arrivate dopo la dipartita di diversi elementi importanti e soprattutto dopo la perdita di uno dei fondatori, vero pilastro dei triestini, Luca Turilli. Questo è stato uno split consensuale dal sapore atipico ma accettato più o meno dai fan, dato che Turilli e Alex Staropoli (l’altro fondatore della band, adesso a capo dei ROF) hanno diviso le proprie strade, mantenendo però entrambi il monicker “Rhapsody” e seguendo ognuno le proprie ispirazioni. La scelta sembra discutibile, ma pare funzionare. Infatti il progetto “Luca Turilli’s Rhapsody” funziona a meraviglia: con due album veramente importanti ed interessanti (“Ascending to Infini…